Seminario con Guido Guidi, João Soares e Jared Fantasia.
Piattaforma Microsoft Teams
A CURA DI
- Antonio Angelillo
INFO E APPROFONDIMENTI
Nell’ambito delle attività seminariali del Master Internazionale in Architettura del Paesaggio dell’Università di Cagliari e del Comune di Carbonia, sabato 28 marzo si terrà online tramite piattaforma Microsoft Teams il seminario Fotografia, arte, paesaggi e architettura all’interno del modulo “Teorie e culture. Strumenti e tecniche per l’architettura del paesaggio”.
Il seminario è coordinato da Antonio Angelillo, con la partecipazione di Guido Guidi, João Soares e Jared Fantasia.
Il mondo che conosciamo, nella sua dimensione spaziale — dimensione che permette di misurarlo e, in fondo, trasformarlo — restituisce una realtà molto più complessa se osservato attraverso lo sguardo delle sensibilità artistiche contemporanee che il modulo didattico intende indagare. Se oggi parliamo di Architettura del Paesaggio è perché un termine, coniato inizialmente per rappresentare “quella parte di realtà compresa nel nostro campo visivo” all’interno della limitata superficie bidimensionale di un quadro, ha subito una migrazione culturale attraversando, nei secoli, le scienze naturali e la geografia, fino a diventare una delle basi della pianificazione territoriale ed essere considerato una forma di contesto nell’ambito più specificamente architettonico. Ma per quanto dettagliate possano essere le basi cartografiche e sofisticati i programmi informatici, nulla può sostituire la realtà di un luogo quanto la presenza fisica di un soggetto capace di interpretarla e raccontarla, rendendola un paesaggio. Se il progetto si avvale di strumenti tipici delle discipline delle scienze applicate — quindi di natura epistemologica — per realizzare in modo preciso la trasformazione della realtà, a essi vengono sempre più associati quelli provenienti dal mondo ermeneutico, in grado di aggiungere a tali conoscenze chiavi interpretative che permettono scelte più consapevoli e condivise, risultanti da processi partecipativi e comunque filtrate da una visione umanistica del mondo. Il secolo scorso è stato decisivo affinché l’arte, una volta raggiunta la consapevolezza di non poter rappresentare oggettivamente il mondo, riflettesse sul proprio ruolo nella società utilizzando tecniche e strumenti inediti. In tale contesto il ritorno al paesaggio non avviene per una ricerca nostalgica del sublime, bensì considerandolo uno straordinario laboratorio per un confronto inesauribile tra pratiche e significati nel campo semiotico, offrendo strumenti e modalità di lettura che sono stati osservati con attenzione dagli architetti paesaggisti.